Tutela del credito • Il legale risponde

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a cura dell’avv. Rossella Mileo

Avete un dubbio o una questione giuridica da risolvere? Potete scrivere attraverso il nostro giornale al “Legale risponde”, inviando una mail a : rispondelegale@gmail.com

Caro Avvocato, sono un commerciante che più di un anno fa ha venduto ad un suo cliente prodotti elettronici, per un totale di 8.700,00 Euro di merce. Ebbene, ancora oggi, a seguito di numerose telefonate per ottenere il pagamento del prezzo, non ho visto corrispondere alcunché. Come posso tutelare il mio credito?

Caro Lettore,

per tutelare il credito, la legge propone diverse vie. La prima, per evitare spese e lungaggini di giudizio, è quella di avvertire per iscritto – meglio attraverso una raccomandata o tramite un legale – il debitore, sollecitando formalmente il credito entro una certa data, oltre le spese e gli eventuali danni arrecati.

Altra strada da considerare è quella della conciliazione stragiudiziale, rivolgendosi ad un legale. Dallo scorso anno una nuova legge dispone, in determinati ambiti, la possibilità di tentare una negoziazione (assistita) prima di iniziare una causa, per chiedere il pagamento di somme inferiori a 50.000 euro, o per tutte le cause, indipendentemente dal valore, per il risarcimento del danno derivante da circolazione di veicoli e natanti. Prima di iniziare un giudizio, quindi, l’avvocato scriverà alla controparte, invitandola a stipulare una convenzione, avvertendola che la mancata risposta entro 30 giorni o il rifiuto potranno essere valutate dal giudice ai fini delle spese di giudizio. A questo invito la controparte potrà reagire in tre modi: o rifiuta di stipulare la convenzione, e quindi il creditore potrà iniziare la causa; o non risponde, ed il creditore potrà avviare un giudizio dopo trenta giorni; o aderisce all’invito. In quest’ultimo caso le due parti, con i propri legali, stipuleranno una “convenzione di negoziazione assistita”, vale a dire un accordo scritto con cui s’impegnano entro un termine a cooperare per risolvere stragiudizialmente la controversia. Una volta raggiunto, l’accordo diverrà un vero e proprio titolo esecutivo, che verrà trascritto; in caso di mancato raggiungimento dell’accordo entro il termine stabilito nella convenzione, invece, la parte potrà avviare subito il giudizio.

Oltre a quanto sin qui indicato, il Suo credito può tutelarsi ad ogni modo anche in via giudiziale: si può ricorrere al Giudice per chiedere l’emissione di un decreto ingiuntivo, che può divenire titolo esecutivo per aggredire e pignorare i beni del debitore; tuttavia, se quest’ultimo facesse opposizione, si instaura un vero e proprio giudizio ordinario.

Per tale ragione, anche in questo caso esorto a considerare, oltre alla legge, il buon senso, e a valutare una forma alternativa e stragiudiziale di risoluzione della controversia per la tutela del proprio credito, cercando, se possibile, un dialogo con la controparte, e valutando sue proposte transattive che prevedano un piano di rientro concordato a scadenze, condizioni e garanzie definite tra le parti in un contesto conciliativo. La via della negoziazione assistita può essere, appunto, un ulteriore e valido aiuto per raggiungere un accordo tra le parti su consiglio e supporto dei rispettivi legali, per diverse ragioni: principalmente poiché, laddove ci fosse la stipula di un accordo soddisfacente, le parti risparmierebbero i costi ed i tempi del giudizio, che, spesso non prevedibili, sono tendenzialmente molto lunghi se si considera anche la possibilità dell’appello; inoltre, l’effetto deterrente di una effettiva condanna alle spese del debitore nella convenzione assistita potrebbe indurlo a negoziare prima per evitare conseguenze economiche per lui penalizzanti. Da ultimo, proprio recentemente, con la Legge di Stabilità 2016, sono stati introdotti gli incentivi fiscali per coloro che ricorrono all’arbitrato ed alla negoziazione assistita come mezzi di soluzione alternativa delle controversie: la normativa prevede la possibilità di chiedere in via telematica un’agevolazione (fino a 250,00 euro) per il rimborso delle spese legali sostenute per una negoziazione assistita o un arbitrato al fine della risoluzione della lite.

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