Storie di salvataggi dalle acque del Naviglio: “Aiuto affogo!”

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di Paolo Migliavacca – foto archivio storico

Nelle sere d’autunno la nebbia –che durante il giorno ha creato un muro bianco attorno al paese– s’insinua e si fa spessa anche fra le case. Siamo nel 1905, la corrente elettrica non è ancora arrivata a Gaggiano e l’illuminazione è affidata ai lampioni che sporgono dalla facciata degli edifici e sugli angoli delle strade: quella che porta alla Stazione, quella per Rosate, il sentiero del Cornicione, l’imbocco del vicolo Chiuso (che diventerà via Liberazione). Ci sono lampioni in cima ai ponti e sul portone del Municipio. Sono ventiquattro in tutto. Troppo pochi, soprattutto nelle notti senza luna e quando la nebbia sale dal Naviglio e scivola silenziosa fra le case.

La sera del 22 ottobre 1905 è una di quelle. Chiusi i portoni dei cortili (i ritardatari aprono con una grossa chiave la porticina di servizio), accostate le persiane delle finestre, s’intravvedono qua e là, debolmente, le luci gialle che segnalano l’ingresso delle osterie. Alla Croce Bianca c’è gente, nonostante l’ora tarda. Il locale, condotto sulla via principale da Agostino Belloni, è anche albergo e ristorante. “Sempre pesce” garantisce la carta intestata su cui l’oste fa il conto: 3 lire per un risotto, 4 e 50 per un piatto di frittura, 80 centesimi il pane… La Croce Bianca, detta Il Vescovo, è albergo, ristorante e anche osteria per passare il tempo con gli amici in una delle salette riservate.Croce_Bianca_Gaggiano

Questa volta l’iniziativa è stata presa da un sarto di San Vito, Luigi Massara, che ha invitato i suoi amici per la festa di San Francesco. La festa ha da venire, ma nulla vieta di anticipare una serata per vuotare qualche bicchiere in compagnia. Il sarto, menomato fin dalla nascita da una gobba che gli deforma la figura e gli appesantisce e rende goffi i movimenti, si concede un po’ d’allegria. Col passare delle ore e dei bicchieri, più d’uno nella comitiva sente il bisogno di alleggerirsi del troppo liquido ingoiato. Troppo scomodo usare la latrina, comune alle famiglie del cortile, che si trova uscendo dal retro, cercando a tentoni nel buio. E’ meglio usare la porta principale, attraversare la strada e servirsi del Naviglio che in quel tratto fra i due ponti è privo di protezione. Coi piedi ben piantati sull’erba della sponda, si sbottonano i pantaloni e si trova subito sollievo. Non passa nessuno e se anche qualcuno passasse, basta la nebbia a garantire riservatezza alla minzione, vale a dire – in gaggianese – a la pisada.

Sono da poco passate le dieci della sera quando il Carabiniere aggiunto Cristini Fortunato, camminando in fretta in fretta verso il ponte vecchio per impostare prima che faccia giorno alcuni pieghi urgenti nella cassetta delle Regie Poste, s’accorge d’un rumore insolito, uno sciacquio, uno sbattere nell’acqua e subito dopo riconosce una voce, soffocata, gorgogliante, spezzata, che chiede aiuto. Anzi: aüt, aüt. Questione di attimi, e la riva opposta si anima di ombre che si agitano nella nebbia, di grida che lacerano il silenzio. Il Carabiniere aggiunto ha subito chiara la situazione: qualcuno è caduto in acqua e chiede aiuto; qualcun altro corre avanti e indietro, non osa buttarsi dalla riva e chiede aiuto a sua volta. C’è chi invoca a gran voce che si porti un lume, chi domanda una corda da lanciare al malcapitato che intanto non ha più fiato, comincia a finire con la testa sott’acqua e ne la toglie affannato, mentre la corrente, lenta e poderosa, lo trascina sempre più lontano dalla sponda e sempre più lontano dalla luce dell’osteria. Il Carabiniere si getta in acqua, completo di divisa.

Il giorno dopo, sentito il suo racconto fra uno sternuto e l’altro, il Brigadiere Celso Dardozzi comandante la caserma (che si trovava e rimase fino al 1924 nel cortile sotto la torretta di via Gozzadini), redige questo: “Processo verbale di salvataggio compiuto dal Carabiniere aggiunto Cristini Fortunato in persona di Massara Luigi, povero gibboso in procinto di annegare nel Naviglio. L’anno 1905 addì 23 del mese di ottobre in Gaggiano nell’ufficio suddetto alle ore 10. Noi sottoscritti Dardozzi Celso brigadiere Comandante la suindicata Stazione vestito della nostra militare divisa rendiamo noto a chi spetta quanto segue: Ieri 22 detto circa le ore 22 il carabiniere aggiunto Cristini Fortunato, della suddetta stazione, trovandosi comandato ad impostare alcuni pieghi urgenti, avendo osservato che un individuo era caduto disgraziatamente nel Naviglio, accorse prontamente, riuscendo dopo non lievi sforzi a trarlo in salvo tra gli applausi degli astanti. Detto individuo è il sarto Massara Luigi fu Carlo d’anni 33 della frazione S Vito, comune di Gaggiano, povero gibboso, il quale trovandosi in allegria con suoi amici per la festa di S Francesco in Gaggiano, uscito momentaneamente dalla locanda di Belloni Agostino per soddisfare ad un bisogno corporale s’era indirizzato alla sponde del Naviglio, ma stante l’oscurità della notte, non avendo osservato che in quel punto mancava il parapetto precipitò nella corrente profonda m 2,50 dove sarebbe certamente annegato senza il pronto intervento del detto carabiniere Cristini che corse pericolo di annegare pur esso nel Naviglio senza speranza di essere salvato perché gli astanti erano corsi a cercare lumi e soccorso altrove”.

Testimoni Belloni Francesco, orologiaio da Gaggiano, Barbaglia Carlo sarto da Gaggiano e Belloni Agostino oste da Gaggiano”.

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