Storia di un gatto fuori dall’ordinario

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di Silvia Di Stefano

Palloncino era un gatto allegro e giocoso. Alcuni giorni fa è stato investito ed ucciso da un’auto che aveva troppa fretta. Questo racconto vuole rendergli omaggio ed allo stesso tempo porre l’attenzione sul fatto che in paese, soprattutto dove può esserci pericolo per pedoni, ciclisti, bambini o animali si dovrebbe prestare molta attenzione.

Ciao! Sono Palloncino. Un gatto bianco e grigio, con gli occhi verdi e la coda lunga. Vivo in questa via da quattro anni e della strada conosco ogni minimo dettaglio: so dove i piccioni vanno a tubare, dove le merle vanno a covare e dove i loro mariti cercano cibo. 
Caccio perchè in famiglia, alle volte, hanno bisogno di mangiare e come maschio di casa ho il dovere di non lasciare quelle tre poverine senza cibo quando il capo viaggia per lavoro. Sono così affezionato a loro che non le lascerei per nulla al mondo; loro danno a me la libertà e io ricambio con piccioni, nutrie e lucertole. Non sono un gatto randagio, sono Palloncino Rossi, il micio bianco e grigio della Signora e del Signor Rossi, di Ale e un po’ anche di Shanthini, la piccola che urla quando mi avvicino.  
Il Signor Rossi, il capo per intenderci, si sveglia ogni mattina grazie a me e al mio sesto senso di gatto. Gli salto sul petto appena prima che la sveglia suoni. Io sono molto più delicato di una sveglia, non trovate? Per ringraziarmi riempie la mia ciotola di freschissimo pesce o pollo che mi fa andare in brodo di giuggiole.  Poi però esco, esploro la zona intorno e lascio che Paolo, un uomo buono che abita appena più in là, urli il mio nome e mi aspetti sotto il portone della sua casa con un altra bella scodella piena. A volte mi cerca alle prime luci del mattino e allora io capisco che mi adora. Lo ricambio andandolo a trovare e facendogli compagnia sul divano o sul letto quando si riposa. Poi mi stufo e aspetto che apra la porta per uscire e correre incontro alla mamma. Non è la mia mamma. E’ la Signora Rossi che torna dal lavoro e fa:”Pallon!!!! Vieni dalla mamma!!!” e io sono felice di ritrovarla perchè so che mi parlerà per ore di fatti che non capisco, ma che mi fanno compagnia. Tutti qui intorno mi conoscono. Io sono Palloncino. 
Le passeggiate serali da casa fino al Naviglio sono il mio passatempo preferito. I Rossi parlano e camminano e io insieme a loro. Hanno paura che io caschi nell’acqua del canale, ma fare l’equilibrista a bordo Naviglio guardando i pesci è un’altra attività che mi riempie di gioia. Poi si torna indietro, le bambine hanno sonno e anche io, ma sono talmente felice che mi nascondo tra gli alberi e spunto in agguati felini al loro passaggio. Mordicchio le caviglie e di nuovo mi nascondo. La mamma urla e gli altri ridono. Una volta a casa aspetto che Alessandra si metta a letto e io pure, appiccicato a lei. Si dorme tutta la notte, fino all’alba, fino a quando cioè la caccia si apre nuovamente. 
Qualche volta entro nella chiesa qui vicino. Ci trovo sempre compagnia. Tante persone in fila e uno solo laggiù in fondo che parla. Mi chiedo se non abbia bisogno di qualcuno anche lui a cui stare vicino e allora ci penso io. Salgo sul grosso tavolo nel centro, mi guardo un po’ intorno e qualcuno sorride. I toni della voce si fanno più distesi e questo mi dà un senso di pace. Posso riposarmi. Spesso sento che chiedono perdono per i misfatti che si combinano in giro per il Mondo. Chissà poi cosa. Chissà se anche io debba esser perdonato per tutte le prede che catturo. Chissà se anche la mamma, Paolo, il Signor Rossi chiedono perdono in questo modo. 
Chissà se anche quell’autista che guidava così veloce sulla via, quell’autista che non si è nemmeno fermato a soccorrermi, a dirlo alla mamma, che non ha pensato che al mio posto poteva esserci un’altra persona, un bimbo in bicicletta per esempio, deve chiedere perdono. Chissà se deve chiedere perdono per avermi ucciso perchè aveva troppa fretta. Chissà se deve chiedere perdono per non aver rispettato le regole della strada. Chissà se deve chiedere perdono per aver addolorato tanta gente. Chissà. Io sono solo un gatto…ero un gatto. Ero Palloncino. Ciao!

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