Mi ricordo a Vigano quand’ero bambino • Amarcord

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di Stefano Re

Dall’alto della sua imponenza, San Brunone guarda la piazza di Vigano Certosino, come una memoria storica, direi fotografica. La storia del villaggio (il nome Vigano ha derivazione probabilmente Celtica e sta per villaggio) è stata ricca di avventure politiche ed amministrative.

Terra di scontri, di annessioni alla provincia di Pavia e successivamente a quella di Milano; prima Comune con annessione di Barate e poi frazione sotto l’Amministrazione di Gaggiano. Da qui quella “rivalità” con i Gaggianesi che a fatica tende a scomparire. Da ultimo, la soppressione della Parrocchia di Vigano con la formazione di una Comunità Pastorale, che ha generato ulteriori malcontenti. Cose di paese, cose che accadono in tutto il mondo. Cose che sono decise lontano dal luogo, cose imposte come se fossero processi naturalmente semplici. Ma questa è la bellezza di un paese che non si è mai tirato indietro dalla voglia di lasciare un segno nella storia del Comune.

E allora proviamo a ripercorrere quel sistema di relazioni che era il pepe dell’intero paese, ricco di attività e di associazioni. C’erano le donne, organizzate nell’Associazione Spazio Donna, che cercavano di dare un senso alla presenza sociale delle stesse. Si puntava molto sull’attività culturale, senza tralasciare la festa, ossia la parte più ludica della socialità.

Attivissima era l’Associazione Il Certosino, con l’organizzazione di numerosi eventi; su tutti il torneo di calcio che si teneva da ottobre a maggio sul campo di via don Minzoni. Un torneo che negli anni d’oro proponeva ottime partite e la partecipazione di numerose squadre.

Poi la Festa dell’Uva, a riempire quel settembre che era diventato un po’ il settembre Viganese: prima la festa del paese e poi appunto quella dell’uva. Unico neo il tempo; era come se Giove Pluvio avesse un conto in sospeso con l’Associazione Il Certosino. Cose di paese, cose che accadevano in tutto il mondo.

L’oratorio era sempre pieno di bambini, almeno fino a che sono stato adolescente io, poi anche le attività sono pian piano scemate. Ricordo l’attivismo dei giovani che preparavano lo stand giochi durante la festa del paese, con tornei di freccette e sfide di ogni tipo. Davanti alla chiesa si teneva l’albero della cuccagna e in piazza San Brunone arrivava il Calcinculo, la giostra del ciuffo che se lo prendevi, rifacevi il giro gratis. Ho ancora in mente la coppia più forte.

Vigano viveva sul rapporto umano, nascevano screzi che morivano subito dopo, era il leitmotive su cui si basava la vita del paese. La piazza era davvero una piazza. Sulle panchine, ovviamente nelle stagioni più calde e luminose, c’erano le persone. C’erano i giovani e gli anziani, c’era la gioia dell’incontro e il dialetto milanese che correva sulla bocca degli anziani.

Ricordo la Cooperativa (quella rossa, quella dei valori veri – potevi essere d’accordo o no, ma lì c’erano i valori di una parte e non il pressappochismo della politica attuale) con le sue usanze, dal bianchino alla partita a carte. Ricordo che la serranda dell’ingresso si abbassava ogni volta che passava la Processione della Madonna, in segno di rispetto, perché le parti vivevano quei valori propri, accomunati dal senso di un rapporto. Cose di paese, cose che accadevano in tutto il mondo.

Poi c’era l’attività giornalistica. Quella ufficiale, che si vendeva in edicola (Il Ponte e Gaggiano Mese) e quella di paese, da una parte Il Disguido, scritto dai giovani, e dall’altra Il Certosino, organo di stampa dell’Associazione omonima. Anche sui giornali c’era battaglia, c’era vivacità, ma tutto portava Vigano ad accrescere quel modo d’essere frazione un po’ diversa dalle altre.

Ed oggi mi chiedo quanto ci sia ancora di quel tempo e sarebbe bello su queste pagine, provare a riscrivere la storia degli ultimi trent’anni del paese. Sono a disposizione per chi ne volesse parlare.

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