La grande nevicata del 1985 • Amarcord

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Era la mattina di lunedì 14 gennaio 1985, avevo 13 anni, nel prepararmi per andare a scuola guardai fuori dalla finestra e vidi che le strade erano coperte da alcuni centimetri di neve. La gioia mi riempì gli occhi (a quei tempi noi ragazzini non guardavamo le previsioni del tempo, a quell’ora c’era Goldrake in TV, quindi era doppiamente bello scoprire il paesaggio imbiancato). Mi preparai alla velocità della luce. Andai a scuola con più allegria del solito pregustando le battaglie a palle di neve che avremmo scatenato quel giorno.

Percorsi i 300 metri che separavano casa mia dalla scuola media di corsa, con la neve compattata a mo’ di munizioni tra le mani, probabilmente senza guanti, o al massimo con i guanti di lana che si bagnavano in pochi secondi e congelavano le dita obbligandoti a fare delle pause per toglierli ed infilare le mani in tasca per qualche interminabile minuto. Davanti alla scuola c’erano già decine di bambini che battagliavano tra di loro. Le “femmine” si riparavano per non essere colpite (a loro non piace fare la guerra a palle di neve) mentre i prof guadagnavano velocemente il vialetto di ingresso per non diventare bersaglio mobile.

La neve non smise di scendere, il giorno dopo nevicò ancora, così come quello successivo, nevicò ininterrottamente per 72 ore, trasformando le strade, i parchi, i cortili, le piazze in immensi fantastici parchi gioco monocromatici. In tutto scesero 80 centimetri di neve, un’enormità. Noi ragazzini ci divertivamo da matti, correvamo per strada non curanti delle auto, un po’ perchè allora il traffico era molto meno intenso di oggi, un po’ perchè gli adulti si guardavano bene dall’uscire visto che tutta Milano era bloccata e molti non potevano raggiungere il posto di lavoro. Ma noi no, noi uscivamo eccome!

Ricordo che andai nel cortile di casa mia, ancora immacolato, la neve mi arrivava al petto e per attraversarlo dovetti scavare con le mani creando un canale che tagliava l’immenso manto bianco. Tutto era ovattato e fantastico! Mio padre dovette lavorare tutto il pomeriggio per liberare gli 8 metri di rampa che separavano il cancello esterno da quello interno del garage per poter uscire con la sua Fiat Ritmo e recarsi al lavoro.
Gli spalaneve lavorarono ininterrottamente, ma liberare le strade non era impresa facile, la quantità di neve era davvero enorme! Veniva ammassata un po’ ovunque creando delle altissime montagne che noi ovviamente usavamo come torrette da combattimento o come rampe di lancio.

Quei giorni, visti coi miei occhi di tredicenne, sono stati puro divertimento, non mi curavo del fatto che in realtà quell’evento straordinario creò moltissimi problemi. Al telegiornale dicevano che i tetti di molti edifici cedettero sotto il peso della neve. Crollò il tetto del velodromo Vigorelli, così come il Palasport di San Siro che nella mia immaginazione di bambino era “la suola della scarpa di un gigante”.
Per me e per i bambini e i ragazzi di allora però, rimene in memoria come uno degli eventi più belli dell’infanzia.

Articolo pubblicato su Gaggiano Magazine n.1 – Inverno 2016

testo di Marco Costanzo – foto di Andrea Fracassi

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