Il nostro Oratorio, il nostro Don Francesco

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di Nadia Manfredi

Credo che se chiedessi ad ognuno di voi di spiegarmi cosa sia l’oratorio verrebbero fuori tante idee diverse, che si potrebbero tutte raggruppare sotto tre categorie: vivere, crescere, aiutare. Sono parole importanti, non molto difficili se ci atteniamo al loro puro significato, credo invece che sia difficile capire come amalgamarle in modo efficiente alla nostra vita quotidiana. Una cosa difficile, non c’è dubbio, ma fortunatamente non siamo da soli nell’impresa.

A Gaggiano, da più di due anni abbiamo trovato in Don Francesco la guida che stavamo aspettando noi giovani, adulti e bambini, per ritrovare la strada verso la vita comunitaria, verso l’amore, verso la condivisione. A soli 23 anni Don Fra, Don Sol, oltre ad aver guadagnato mille soprannomi, è entrato nelle nostre vite. Se pensate che l’abbia fatto silenziosamente o nell’ombra vi sbagliate e di grosso per giunta. Ha rivoluzionato la nostra idea di oratorio insegnandoci a stare insieme, ma non insieme come si fa al parco, ossia seduti vicini e se stai bene sono contento se stai male “guarda, io avevo un impegno urgente perché il mio criceto ha l’osteoporosi e lo devo controllare, di certo non ho tempo di ascoltare i tuoi problemi”. No non è così che abbiamo imparato a prenderci cura gli uni degli altri.

Insieme al nostro Don abbiamo capito che nessuno è più importante di qualcun altro e tutti hanno il diritto di essere ascoltati, e sta a noi il dovere di farlo. Credo che ascoltare sia una parte importante di quello che si impara stando insieme, ascoltando si creano i legami veri, si resta in contatto, non ci si perde mai. Per questo l’oratorio è aperto a tutti, perché tutti abbiamo bisogno di parlare, di ascoltare, di condividere qualcosa, e qui possiamo farlo. Possiamo crescere attraverso le esperienze degli altri, imparando a infonderci forza a vicenda e ad amare. Perché quando si entra in oratorio ci sentiamo amati, nessuno si sente respinto, siamo tutti bene accetti, voluti e questo ci viene ricordato molto spesso anche dal nostro Don.

Nessuno deve rimanere fuori, e quando impareremo a non escludere nessuno allora potremo dire che siamo cresciuti. In oratorio durante l’animazione e il catechismo ci sono molti bambini, tutti fantastici a modo loro e una delle cose più belle è fermarsi a parlare con questi piccoli che saranno il nostro futuro, sentire le loro idee, tornare piccoli per un momento e capire il mondo dal loro punto di vista. L’oratorio non è di certo un posto adatto a chi crede che prendersi questo impegno sia una perdita di tempo, perché oltre ad essere meraviglioso vedere questi bambini crescere, cresciamo anche noi con loro, imparando a prenderci cura delle loro ferite e ad alimentare le loro gioie. È qualcosa che ripaga, magari non subito, ma quando più avanti incontrerai per strada quel bambino o quella bambina che ti sei fermato ad ascoltare e lui o lei verrà ad abbracciarti con gli occhi pieni di gioia, allora lì capirai quanto sia grande il potere di fermarsi e guardare gli altri.

Con il nostro Don come guida stiamo imparando molto, a vivere a fondo ogni momento, ma soprattutto il valore di esserci per chi ne ha bisogno e per chi non ne ha. Stiamo raggiungendo il periodo di Natale con il cuore pieno di esperienze fantastiche date dai momenti che abbiamo vissuto insieme, dalle risate in compagnia, dai giochi domenicali organizzati in oratorio. Stare insieme per noi è importante e divertente e non perderemo certo l’occasione di festeggiare un momento importante, ossia quello della nascita di Gesù, con una festa in grande stile, come piace a noi. Il 20 dicembre saremo uniti ancora una volta per raccontarci le nostre avventure, e non vediamo l’ora di condividerle anche con te, caro lettore. Perché in oratorio, noi ragazzi ci sentiamo a casa, perché in oratorio abbiamo imparato ad essere una famiglia, perché l’oratorio siamo noi.

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