Il fumo della ciminiera • Il Consorzio Agrario

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di Paolo Migliavacca

Oggi è un rudere ma è stato, nei suoi anni migliori, il Consorzio Agrario. Ha superato indenne due guerre mondiali, ma è caduto vittima del ridimensionamento dell’attività agricola e della crescita del centro abitato, estesosi a nord del Naviglio quando i limiti imposti dal Parco Sud hanno spinto a urbanizzare anche quel lembo di paese.

La storia del rudere comincia alla fine dell’Ottocento.

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Gaggiano è un paese agricolo, fra trenta e quaranta cascine danno lavoro alla maggior parte della popolazione intorno al capoluogo, qualcuna è addirittura inserita fra le case sulle due sponde del Naviglio; i portoni d’ingresso ai cortili hanno la forma ad arco per adeguarsi al passaggio dei carri di fieno e nel silenzio notturno risuona all’ora della mungitura il rintocco della barlocca che chiama i famèj al lavoro nello stallone di Palazzo Marino, vicino al giardino in cui passeggia il fantasma dell’Ara bell’Ara.

Non c’è cascina senza stalla e vacche da latte; il latte viene lavorato sul posto, nei cason per farne formaggi. Sono formaggi freschi, vanno consumati nel giro di pochi giorni e quindi si possono vendere nel raggio di pochi chilometri.

È un’attività poco redditizia per quei fittabili che costituiscono anche la classe dirigente del paese, gente ancor giovane che si è fatta le ossa negli anni del Risorgimento (qualcuno ha combattuto con Garibaldi, il sindaco è stato ufficiale nell’esercito Regio per sette anni), i cui padri sono stati pronti ad investire nelle azioni della ferrovia che ha steso i binari da Milano a Mortara trent’anni prima e adesso li stimolano a non essere da meno. I capi famiglia appartengono alla ristretta cerchia (40-50 persone) che gode del diritto di voto e quindi amministrano il Comune e ogni organismo associativo, dalla Filarmonica che fa suonare trombe e tamburi dal 1854, alla Fabbriceria che amministra le entrate della parrocchia, alla Congregazione che va in soccorso alle famiglie povere. L’ultima notte dell’anno, la Banda suona sotto le loro finestre, mica nei cortili dei paisan.

Ma la terra, più di tanto non rende; il prezzo del latte non è molto remunerativo; i formaggi deperiscono e, quel che li preoccupa, serpeggiano idee socialiste fra i contadini a cui i rincari del prezzo della farina (e quindi del pane) fanno prudere le mani.

La ristretta classe dirigente ha capitali e aspetta progetti per investirli.

Il progetto nasce da tre dei maggiori fittabili e prende forma nel 1898 quando Agostino Daccò, fittabile che abita a Palazzo Marino chiama a una riunione i suoi colleghi, ma anche i commercianti e i professionisti proponendo di sottoscrivere la azioni di una cooperativa.

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Agostino Daccò_primo presidente della Latteria Cooperativa di Gaggiano. [foto archivio Il Rachinaldo]

Si chiamerà Latteria Cooperativa di Gaggiano, Società Anonima a capitale illimitato; comprerà il latte prodotto nelle cascine del territorio e lo lavorerà, per cavarne formaggi stagionati da vendere in tutta Italia (e, per il burro, ci sarà anche un tentativo di vendita sul mercato di Londra).

Lo scopo è dichiarato nello Statuto: “… acquistare il latte onde perfezionarne i prodotti, utilizzandoli tutti, aprire per essi un commercio anche su larga scala, corrispondere ai portatori del latte un sicuro ricavo in denaro od in latticini, incoraggiare in tal guisa gli allevatori di bestiame al progressivo miglioramento delle razze bovine e all’aumento delle vacche, quale elemento di maggior ricchezza agricola”.

Tutti i lattai di Gaggiano sanno fare büter e strachin, carsenza e mascherpon; il nuovo stabilimento invece produrrà anche emmenthal e per insegnarne la lavorazione sono fatti arrivare a Gaggiano, con le loro famiglie, due tecnici dalla Svizzera; produrrà anche caciocavallo e lo venderà a Napoli, grazie alla vicinanza dello stabilimento con la ferrovia.

Quale stabilimento?

Quello che la società appositamente costituita il 27 febbraio 1898, costruisce in tempi brevissimi proprio di fronte alla stazione, acquistando il 26 luglio 10.000 mq di terreno dalla Congregazione di Carità di Milano.

È la prima attività industriale nata a Gaggiano e avrà vita difficile, fino a quando – cambiati i tempi – cesserà di lavorare il latte e passerà nel 1920 in proprietà al Consorzio Agrario Cooperativo Lodigiano.

L’anno dopo fu abbattuta la ciminiera che campeggiava anche nell’intestazione della sua carta da lettera.

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