I vini del mare • Tell me wine

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di Silvia Di Stefano

Umbre de muri muri de mainé dunde ne vegnì duve l’è ch’ané… …E a ‘ste panse veue cose ghe daià cose da beive, cose da mangiä frittûa de pigneu giancu de Purtufin çervelle de bae ‘nt’u meximu vin lasagne da fiddià ai quattru tucchi paciûgu in aegruduse de lévre de cuppi… Da Creuza de ma (Mulattiera di Mare) di Fabrizio de Andrè

L’Andrea, quello della canzone, sapeva che per far contenta la gente di Lugano doveva servire pesciolini e vino. Vino di Portofino, vino del mare. Vini del Mare. Vini prodotti lungo quasi tutto lo stivale, dove il clima mite, la brezza del mare, un terreno sabbioso e spesso minerale, si ritrovano nel bicchiere.

L’Italia del vino è anche questo. Spesso si tratta di fazzoletti di terra sospesi a mezz’aria, quasi in bilico sull’acqua salata. Basti pensare alla Liguria e in particolare al paesaggio onirico delle Cinque Terre con i suoi tipici muretti a secco, terrazze a strapiombo che necessariamente comportano un’enologia cosiddetta “eroica”. In vigna, cioè, si lavora quasi esclusivamente in modo manuale. L’unico aiuto meccanico sono i famosi “trenini”, monorotaie a cremagliera che vengono usate per il trasporto delle uve durante la vendemmia. Ormai parte integrante del luogo, furono installate negli anni ’80 per portare carichi di circa 250kg.

Il mare mitiga le temperature, evita grosse escursioni termiche durante la maturazione delle uve così da rendere meno intensi i vini all’olfatto, ma certamente più ricchi di sentori minerali e di macchia mediterranea. In generale le uve coltivate accanto al mare sono bianche e rosse che concentrano rispettivamente sapidità e tannicità notevoli. Ma degni di nota sono i vitigni aromatici delle isole che ben evidenziano la sanità del frutto e i profumi intensi dovuti all’unione di sole, mare e terreno minerale. Lipari con la sua Malvasia, Pantelleria con il suo Moscato oppure l’arcipelago Toscano con l’Aleatico sono tra gli esempi più lampanti.

Un vino ricco, morbido, potente, con tannini dolci e profumi delicati ha buone probabilità di avere una origine “costiera”. Come in Sicilia, a Faro, su quella lingua di terra chiusa tra il mar Tirreno e il mar Ionio, che si specchia nello Stretto di Messina e dove la cantina Bonavita coltiva vigneti per soli 2 ettari e mezzo, producendo due vini che dal mare subiscono l’influenza migliore. Si coltivano esclusivamente uve autoctone, Il Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio e Nocera in maniera del tutto naturale. Alla base della filosofia produttiva di Bonavita, infatti, c’è un’agricoltura rispettosa di fauna e flora, dove concimi chimici e insetticidi sono banditi per lasciare spazio a sovesci di leguminose e graminacee e a un uso limitato di zolfo e rame come antiparassitari.

La raccolta dei grappoli durante la vendemmia è chiaramente manuale e in cantina solo l’attesa che il tempo determini le migliori caratteristiche del vino è l’unico ingrediente per produrre vini del mare. Il Rosato, ad esempio, di Bonavita è carico e luminoso nel suo color rosa ciliegia. Al naso infatti è ricco di sentori di piccoli frutti rossi, di agrumi e di minerali. Armonico ed equilibrato, in bocca ricorda la sapidità del mare e la freschezza del vento.

Ma quando il mare influenza il vino anche se è solo un ricordo, allora possiamo parlare di magia. Come in Friuli, dove la presenza ancestrale delle acque salate ha dato origine a un lento processo di sedimentazione con imponenti formazioni le quali, con il ritiro del mare, emersero dalle acque. Questi depositi di origine eocenica si presentano oggi come un’alternanza di strati di marne ed arenarie dall’aspetto molto tipico. Terreni straordinariamente vocati alla viticoltura tanto da produrre bianchi e rossi di ottima fattura come il Delfino della Marchesa di Necotium che in provincia di Udine produce questo bianco da uve Sauvignon e Friulano. Il bouquet di profumi al naso richiama note di mela verde, agrumi, marzapane, nocciola e mandorla. In bocca è ricco, intenso, con una buona acidità.

Silvia-Di-Stefano

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