Cesare Gilardelli: 40 anni di volontariato in Croce Verde

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Poco tempo fa mi è capitata tra le mani una copia de “Il Ponte”, giornale storico gaggianese che ha chiuso nel 2009, nella quale c’era un articolo sui 30 anni di volontariato di Cesare Gilardelli. Era una copia del 2005. «30 anni nel 2005? Allora quest’anno ne fa 40… Bene, visto che conosco Cesare, l’intervista questa volta gliela faccio io» mi sono detto. Cesare è un ragazzo del ’52, un 63enne giovanile e dinamico, un pensionato che non sta mai fermo e usa la bici per andare ovunque, gaggianese da sempre (è nato in cascina Caponera). Una sera salgo da lui, ci sediamo in salotto e chiacchieriamo.

Per prima cosa una domanda scontata: perchè hai deciso di fare il soccorritore?

Per amicizia, direi. Molti degli amici che frequentavo allora erano volontari della Croce Verde a Trezzano che aveva una postazione a Gaggiano, in uno dei locali del comune sulla via Roma. Furono loro a convincermi ad entrare a far parte della squadra. L’ambiente mi piaceva, così nel novembre del 1975 decisi di diventare soccorritore volontario.

Com’era fare il soccorritore negli anni ’70?

Una volta era diverso, non avevamo le attrezzature che abbiamo oggi, una volta arrivavi sul posto, caricavi il paziente e andavi. L’unica cosa che potevi fare era dirgli che non aveva nulla e sperare che fosse così. Oggi interveniamo sapendo già come dobbiamo muoverci e siamo pronti a tutte le evenienze, anche perchè siamo in contatto continuo con la centrale operativa.

Beh, erano altri tempi…

Si, decisamente. Noi uscivamo per un intervento e mettevamo la segreteria telefonica in ufficio, se qualcuno chiamava non trovava nessuno, doveva quindi chiamare il 7733.

Cos’è il 7733?

Finchè non fu istituito il 118 esisteva il 7733 che era il numero dei vigili di Milano dedicato alle ambulanze. Se stavi male componevi questo numero e l’ufficio preposto si occupava del coordinamento degli interventi sul territorio. Pochi però sapevano di questo numero, normalmente si chiamavano direttamente i vigili i quali dirottavano la chiamata all’operatore del 7733.

Poi è nato il 118.

Si, negli anni ’90 è stato istituito il 118, numero unico nazionale del servizio sanitario di urgenza ed emergenza (nato nel 1990 a Bologna in occasione dei mondiali di calcio ed ampliato in altre città d’Italia nel 1992 ndr). A Milano per un certo periodo hanno funzionato contemporaneamente sia il 118 che il 7733, questo perchè gli operatori del 7733 affiancavano quelli del 118 per aiutarli nella formazione.

Oggi però non si chiama più il 118, si chiama il 112.

Oggi il 112 è diventato numero unico di emergenza che prevede l’intervento a seconda dei casi di Polizia, Carabinieri, Vigili del Fuoco e Soccorso Sanitario. L’operatore che risponde dirotta la chiamata ad uno di questi organi a seconda dell’esigenza. Ma il 118 esiste ancora, semplicemente il 112 fa da filtro a tutte le chiamate di emergenza.

Nel tempo c’è stata quindi un’evoluzione del servizio di emergenza.

Beh, adesso è completamente diverso, oggi abbiamo un palmare a bordo ed uno smartphone in dotazione sui quali arrivano tutti i dati del soccorso, orari di partenza e arrivo, dati dell’intervento, del paziente ecc. Le attrezzature a bordo ci permettono di eseguire tutte le procedure di primo intervento, ad esempio il cardiogramma, la defibrillazione, il controllo della pressione, la misurazione dell’ossigeno nel sangue ecc. Inoltre siamo in costante contatto con la centrale operativa. Quando chiami il 118 l’operatore che risponde decide come procedere. In realtà gli operatori che rispondono alla chiamata sono due, uno parla con chi ha contattato il 118 e chiede informazioni circa l’incidente o l’emergenza in questione compilando i dati sul computer e contemporaneamente il secondo operatore in base alla gravità allerta l’ambulanza, l’automedica o l’elisoccorso. I soccorsi vengono inviati in base al codice d’urgenza, l’elisoccorso arriva sul posto mediamente entro sette minuti.

Ma a volte l’ambulanza ci mette un sacco di tempo ad arrivare.

Beh, se avessimo tante ambulanze quante sono le chiamate saremmo a posto. Purtroppo a volte le ambulanze vicine al luogo dell’incidente sono tutte impegnate. Tieni presente che se un’ambulanza si sta muovendo per un codice verde ed arriva un codice rosso, viene richiamata e dirottata dove c’è più urgenza. Se però i soccorsi stanno già intervenendo sul luogo del codice verde allora non possono lasciare il servizio per recarsi sul luogo di un codice rosso.

Torniamo a noi, anzi a te. Non hai mai pensato di smettere?

Ora sono in pensione, quindi ho più tempo da dedicare, prima quando lavoravo magari facevo il servizio di notte e al mattino andavo al lavoro, era dura. Qualche volta ho pensato di smettere ma poi mi capitava di sentire la sirena e mi tornava la voglia di intervenire. Certo, arrivare su un luogo di un incidente non è bello, hai a che fare con feriti, a volte gravi, devi essere freddo e lucido. Ma la consapevolezza di stare facendo qualcosa di utile mi fa andare avanti, mi serve anche per rimanere giovane. Poi in Croce Verde ho tutti gli amici, spesso quando non sono di turno vado comunque in sede a fare due chiacchiere con gli altri volontari e coi dipendenti.

Quali sono i momenti più brutti durante un intervento?

Quando arrivi e trovi a terra un amico. Lì è dura, devi mantenere la calma ed essere lucido, per il bene del ferito, per il bene dell’amico. Mi è successo diverse volte.

Cosa ti dà a livello personale il fatto di soccorrere le persone che hanno bisogno di aiuto?

Guarda, il fatto di aiutare chi in quel momento ha bisogno di te ti da la sensazione di essere utile, ma non è solo questo, a me personalmente fa molto piacere quando ad esempio la vecchietta che chiama perchè si sente male ma che poi magari non ha nulla, dopo che l’hai portata in ospedale ti saluta e ti da un bacio. Queste piccole cose mi danno gioia.

C’è ricambio generazionale? Si trovano giovani che entrano nel mondo del volontariato?

Purtroppo non molti, si fa molta fatica a trovare persone disposte a mettere il proprio tempo libero a disposizione del prossimo. Forse per via degli orari o del fatto che capitano i servizi di notte o nel weekend. I ragazzi oggi preferiscono divertirsi, andare in giro con gli amici. Noi siamo un po’ in crisi per questo, ci manca personale.

Quando intendi smettere?

Non so… devo smettere? (rivolto alla moglie). No, no, continua (lei). A parte gli scherzi, credo che per legge posso continuare fino a 70 anni, poi vedrò

Raccontami qualche trucco del mestiere.

Beh, io guido l’ambulanza e ti posso dire che è facile andare veloce con le sirene spiegate, ma non funziona così. Non sempre si può andare forte, se hai a bordo un paziente fratturato devi andare ad una velocità tale da non farlo muovere troppo, devi frenare dolcemente e pennellare le curve, il tutto cercando di arrivare in ospedale il più velocemente possibile e non è così facile. Inoltre devi prestare attenzione al traffico, devi capire che le auto che incroci ti hanno visto e sentito, che hanno capito che si devono spostare. Ad esempio, in prossimità di incroci a doppia corsia devi stare in centro alla strada, non sulla destra, questo perchè puoi facilmente scartare sia le auto che si spostano verso destra che quelle che si spostano verso sinistra. Un’altra cosa importante che l’automobilista dovrebbe fare quando ti vede è mettere la freccia prima di accostare, perchè se io vedo che lui ha messo la freccia, capisco che mi ha visto, quindi lo supero in sicurezza.

Chiudiamo con un aneddoto o curiosità.

Una volta siamo stati chiamati perchè una donna incinta era sul punto di partorire, siamo partiti immediatamente. Durante il tragitto la centrale operativa ci comunica di sbrigarci perchè il bimbo aveva fuori la testa. Dopo pochi minuti ci viene comunicato che il bimbo era nato. Arrivati sul posto abbiamo avvolto il bimbo nel telo sterile, lo abbiamo visitato e, siccome di fatto era stato il papà a farlo nascere, gli abbiamo fatto tagliare il cordone ombelicale. E’ stato un momento molto bello.

Bene, grazie per la chiacchierata. Mi prenoto per l’intervista per i 50 anni di attività…

Ci sarò!

L’ambiente del Soccorso Sanitario è un micromondo affascinante, molte cose che sembrano ovvie in realtà non lo sono. Questi ragazzi si mettono a disposizione del prossimo gratuitamente, gestendo a volte situazioni difficili e impegnative, ma una cosa ho notato mentre parlavo con Cesare: durante l’intervista non ha mai smesso di sorridere.

Per chiudere segnaliamo questa app per smartphone: 112 Where Are U. Si tratta di un’app che consente di contattare i numeri di emergenza trasmettendo la propria posizione rilevata dal GPS dello smartphone in modo da consentire alla centrale operativa di determinare immediatamente il luogo in cui necessita l’intervento.

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Articolo pubblicato su Gaggiano Magazine n. zero – Autunno 2015

testo di Marco Costanzo – foto di Elisa Gilardelli

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