Apicoltura Clerici: piccole operaie che regalano grande dolcezza

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A Gaggiano, da circa un anno, la giovane Valentina Clerici ha intrapreso l’attività di apicoltrice, presso la cascina Camuzzone, dove abita con la famiglia. Classe 1983, minuta nel fisico ma molto caparbia e determinata; la incontro in cascina un sabato di metà ottobre, nel suo laboratorio “arredato” con i macchinari per la produzione del miele e davanti ad un grande scaffale pieno zeppo di vasetti colmi di dolcezza. Lascio i miei figli a giocare coi cagnolini nel grande cortile insieme alla mamma di Valentina ed iniziamo la chiacchierata.

Valentina, com’è iniziata la tua passione per le api?

Me l’ha trasmessa mio papà, che ha iniziato una quindicina di anni fa come hobbista, per caso, con uno sciame trovato in campagna. Gli sciami di api, quando diventano troppo grandi, si dividono; una parte rimane nelle proprie arnie mentre una parte si sposta in cerca di un luogo dove fermarsi. Noi abbiamo trovato questo sciame – interviene Walter, il papà – e lo abbiamo portato a casa in auto, dentro una cassetta di legno. Ricordo che avevamo alcune api nell’abitacolo che ci giravano intorno e si infilavano nella camicia. Per fortuna non ci hanno punto altrimenti credo che la nostra avventura di apicoltori non sarebbe mai iniziata… Siamo arrivati a casa e con completa inesperienza ma con tanto entusiasmo (ma anche grazie ad un caro amico che lo faceva di mestiere e che ci ha aiutato a muovere i primi passi) siamo partiti. Abbiamo iniziato con un’arnia sola e giorno dopo giorno, con costanza e passione, sbagliando ed imparando dagli errori, siamo arrivati ad avere una vera e propria produzione di miele.

Poi è subentrata Valentina.

Si, io ero molto impegnato col lavoro nei campi – prosegue Walter – quindi l’anno scorso ho chiesto a Valentina se le andasse di prendere in mano l’attività. Anche se ho sempre dato una mano a mio papà – interviene Valentina – non mi occupavo assiduamente delle api ma visto che non avevo un lavoro fisso decisi di provare. Pian piano, con i consigli di papà ho imparato il mestiere e mi ci sono appassionata. Abbiamo aumentato gli sciami e di conseguenza le arnie ed ho iniziato a produrre miele non più per hobby ma per lavoro.

Come funziona l’organizzazione in uno sciame?

Ogni sciame ha una regina, che ha il solo compito di mettere al mondo nuove api, le api femmina sono le lavoratrici vere e proprie, quelle che si occupano della produzione del miele, invece le api maschio (i fuchi) hanno il solo compito di fecondare la regina. Ogni sciame è composto da circa 60.000 api, ma ne nascono di continuo a ritmo di circa 2000 al giorno. Quando lo sciame è troppo grande, la regina prende con sè le api più giovani e “sciama”, se ne va in cerca di un altro luogo. Le api rimaste continuano il loro lavoro con una nuova regina. Essa nasce da un uovo deposto in una celletta più grande delle altre, sul fondo della quale viene depositata della pappa reale (che è una secrezione prodotta dalle ghiandole ipofaringee e ghiandole mascellari delle api operaie ndr). Lo spazio maggiore consentirà all’ape di crescere di più e la pappa reale la trasformerà in regina. Nell’alveare le api operaie hanno la propria mansione a seconda dell’età. Le più giovani fanno le guardiane dell’alveare, poi diventano spazzine (tengono cioè pulito l’interno dell’alveare) quindi diventano nutrici (nutrono le api appena nate), per ultimo bottinatrici (quelle cioè che procurano il nettare e lo trasformano in miele).

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Parliamo ora del prodotto, il miele.

In primavera le api partono alla ricerca del nettare dei fiori, identificano le grandi fioriture, nel raggio di 3-4 Km e ci si buttano a capofitto. Succhiano il nettare e lo trasportano all’alveare. Fanno questo percorso centinaia di volte, alla velocità in volo di 60-70 Km/h. Arrivata all’alveare l’ape, che durante il percorso ha già iniziato la lavorazione del nettare con gli enzimi che il suo organismo produce, lo passa ad un’altra ape che lo lavora a sua volta e lo passa ad un’altra ancora. Così per diverse volte, finchè l’ultima decide che la trasformazione in miele è completa e deposita la gocciolina nella celletta. Quando le cellette sono piene, subentrano le api ventilatrici che con le ali ventilano il miele portando l’umidità al di sotto del 18%. A questo punto la celletta viene sigillata con la cera prodotta da un’apposita ghiandola dell’ape.

A questo punto interviene l’apicoltore.

Sì, ma noi non tocchiamo il miele che le api producono per il proprio fabbisogno. L’arnia viene strutturata con una parte nella quale le api immagazzinano il miele per loro ed una parte, chiamata melario e posizionata nella parte superiore dell’arnia, nella quale le api producono del miele in più. Questo miele è quello che noi prendiamo per il nostro uso e consumo. Si potrebbe utilizzare tutto il miele prodotto e nutrire le api con dei surrogati che si trovano in commercio, ma noi non lo facciamo, noi manteniamo l’equilibrio imposto dalla natura.

Come viene estratto il miele?

Quando il melario è pieno, lo preleviamo e lo portiamo in laboratorio. Qui controlliamo l’umidità, togliamo a mano la cera e lo posizioniamo dentro un macchinario che lo fa ruotare a grande velocità. La forza centrifuga fa fuoriuscire il miele dalle cellette e si deposita sul fondo. A questo punto lo filtriamo per trattenere eventuali impurità e lo stocchiamo nei maturatori per circa 20 giorni. Durante questo periodo il miele decanta e le impurità che non sono state trattenute durante la filtrazione vengono a galla. Ripulito da queste impurità lo invasettiamo. Tutto il processo viene fatto a mano e senza nessun tipo di prodotto aggiuntivo.

Quante varietà di miele producete?

Produciamo il miele di tarassaco, che ha proprietà diuretica e drenante, regolarizza le funzioni intestinali e protegge il fegato; il miele di acacia, indicato come dolcificante e particolarmente adatto ai bambini; il tiglio, calmante, diuretico e digestivo; il millefiori, indicato negli stati anemici e nei disturbi delle vie respiratorie, protegge e disintossica il fegato; la melata, ricco di zuccheri, proteine, potassio, magnesio e manganese. Ideale per chi fa sport; il castagno, ricco di ferro, oligominerali, vitamina P e tannino. Stimola la circolazione e aiuta nei casi di anemia e asma e ciliegio, ottimo disintossicante e drenante. Aiuta il lavoro dei reni regola l’intestino ed è diuretico.

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Come fate a capire quale varietà stanno producendo le api?

In base al periodo. Le fioriture avvengono in periodi diversi durante la bella stagione. Se ad esempio il periodo di fioritura è del tarassaco, siamo sicuri che le api cercheranno il nettare di questi fiori, questo perchè gli sciami si buttano solo sulle grandi fioriture.

Quanto miele producete e quali canali utilizzate per la vendita?

Quest’anno abbiamo prodotto 600 kg di miele, abbiamo delle arnie anche in cascina Marianna, in cascina Boscaccio e in Val Nure nel piacentino. Per il futuro stiamo cercando di espanderci anche in altri luoghi e di incrementare la produzione. La vendita viene fatta attraverso il negozio qui in cascina Camuzzone e nei vari mercati, mercatini e fiere di paese nei paesi limitrofi.

E’ incredibile come la natura sia tanto equilibrata. Le api hanno una perfetta organizzazione ed un equilibrio naturale sbalodritivo. Ma è altrettanto bello vedere l’affiatamento che c’è tra Valentina e suo papà, entrambi competenti, appassionati e con grande conoscenza della materia. Il miele gaggianese è ùn’altra eccellenza del nostro territorio.

Articolo pubblicato su Gaggiano Magazine n. 1 – Inverno 2016

testo e foto di Marco Costanzo

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