Addio Emilio

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di Marco Costanzo

foto A. Varieschi – P. Calvi – M. Costanzo

Agricoltore Sanvitese con una grande passione per il deltaplano, tanto da meritarsi il soprannome di “l’Aviatore”, Emilio Grassi ha perso la vita sabato 2 marzo in un maledetto incidente stradale, alla rotonda della Nuova Vigevanese, a Trezzano.

Lo conobbi per caso un pomeriggio durante il quale, con un amico, giravo per le frazioni con fotocamera in mano alla ricerca di scorci caratteristici del nostro bel territorio.

Un uomo eccentrico ma di grande cultura e mille interessi, aveva trasformato la sua casa in un museo di oggetti acquistati in giro per il mondo ed esposti dentro e fuori la sua abitazione, anche a bordo strada per essere ammirati da tutti; amici, concittadini e curiosi.

Rimanemmo colpiti dalla sua casa, sul fianco della quale fa bella mostra di sè una meridiana attorniata da dipinti mitologici, mentre sulla facciata un dipinto di San Giorgio ed un grande orologio nel quale campeggia la scritta “Memento Audere Semper (ricordati di osare sempre)” di Gabriele D’Annunzio.

Davanti all’ingresso una falciatrice meccanica del 1927 ed un trattore d’epoca (del 1950). Molto particolare la cabina telefonica londinese di più di mezzo secolo fa, originale, in ghisa, parecchio malandata ma, come mi disse quando gli chiesi perché non la facesse riverniciare, lasciata così perché riverniciarla avrebbe significato deturpare la sua originalità. Londinese anche il taxi bianco degli anni ’70 che spesso si vedeva parcheggiato davanti casa.

Ma gli oggetti più particolari sono senza dubbio il pezzo di muro di Berlino (1,2 x 3,6 metri) acquistato nel 2011 dal governo tedesco ed un carro armato “disarmato”.

“Ero là il 9 novembre dell’89 quando il muro venne abbattuto – mi disse – ed ho partecipato alla sua demolizione. Negli anni seguenti feci di tutto per portarne in Italia un frammento, riuscendoci dopo molte difficoltà). Il carro armato invece è un AMX francese ribattezzato “Emile”, acquistato da Grassi e reso simbolicamente inoffensivo spezzandogli il cannone ed agganciandogli un aratro, il tutto per veicolare il messaggio “Spezziamo i nostri cannoni e apriamo i nostri aratri”.

Ora il suo ricordo vivrà nei suoi cimeli in questo piccolo borgo incastonato nella campagna tra i campi coltivati.

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